Alle 6 circa veniamo sbarcati alla stazione di Hiroshima.
Ho dormito come un sasso! Saluto la coppia romano-messicana (avevo dimenticato di dirlo, lei è messicana) e mi avvio verso il bagno della stazione, dove mi cambio e preparo una borsa in versione ridotta, oggi lo zaino lo lascio qui in un armadietto.
Prendo un treno, e arrivo al porto dove partono i traghetti per
Miyajima, un posto che desidero vedere da sempre.
Già da lontano si riesce a vedere il tori rosso sul mare.

Sono le 7.40 e mi trovo qui davanti. Non mi sembra neanche vero!

Anche in quest'isola ci sono i cervi.




Entro a visitare il
santuario. All'ingresso ci sono gli orari delle maree, adesso l'acqua è bassa ma verso mezzogiorno dovrebbe alzare.






C'è anche un teatro
No, con l'immancabile pino dipinto sullo sfondo.



Esco dal santuario e passo da qualche stradina del paese.


Dal
parco Omoto inizia il sentiero che sale fino al punto più alto dell'isola, 10 km circa tra andata e ritorno, che è il mio programma per stamani.



E' presto e dentro il bosco è ancora buio. Camminare senza zaino è veramente una passeggiata, mi sento leggerissima.








Poco prima di raggiungere la prima cima, una deviazione conduce a questa grotta.


E poco dopo arrivo nel primo punto da dove si apre il panorama, è così bello che vorrei urlare.




Ed ecco la cima del Komagabayashi, siamo sui 500 metri di altezza.


Questo per me è giusto il tipo di paesaggio da romanzo Salgariano o da Corto Maltese.


Scendo da questa cima e mi dirigo verso il monte Misen, la montagna più alta dell'isola, 535 metri.

Sono circa le 10, ci ho messo un'ora e mezza a salire, e fa già caldo. Mi fermo un attimo qui al fresco e vedo passare, tutto tranquillo, un piccolo
Tanuki.
Qui c'era la porta d'ingresso per il tempio che si trova vicino alla cima del monte Misen, probabilmente spazzata via da qualche tempesta.


Ho trovato il primo dei padiglioni del tempio. Ma prima di visitarlo, vado verso la vetta.


Sono arrivata. Qui c'è un po' di gente, non tantissima perché è comunque ancora presto, arrivata con la funivia.




C'è anche una piattaforma panoramica in cemento armato che mi sembra un insulto alla bellezza di questo posto.
Non ci salgo e comincio a scendere verso il tempio.


In questo padiglione c'è un fuoco sempre acceso sotto un pentolone d'acqua. Si dice che questo fuoco sia stato acceso da Kobo Daishi e da allora non sia mai stato lasciato spegnersi. Si dice anche che bere quest'acqua, leggermente affumicata, faccia benissimo alla salute, fatto sta che a me non riesce spostare neanche di un millimetro il coperchio di legno massiccio.

Esploro i piccoli sentieri lì intorno.

Questa è un'altra strada per arrivare sulla vetta.




Quando torno indietro, due signori stanno bevendo l'acqua, uno tiene alzato il coperchio (con evidente sforzo) e l'altro la mesce per entrambi nelle coppette che sono lì per questo, gli chiedo se per favore non ne riempirebbe una anche per me, e tra mille ringraziamenti finalmente riesco a bere questa famosa acqua.

Scendo per un sentiero diverso da quello per cui sono salita, mi dirigo verso un altro parco, il Momiji-dani.

Anche senza zaino, questa discesa di gradini è il colpo di grazia per le mie gambe!







Eccomi arrivata al parco. Mi fermo a fare merenda.


Questo è l'ultimo biscottino del Koyasan, volevo fotografarlo ma purtroppo si è tutto sbriciolato nella borsa.

Scendo verso il paese attraversando il parco.

Trovo questa cartina dipinta che fa vedere la strada che ho fatto.

Ormai è l'una, è caldissimo, e anche con l'ombrellino da sole aperto non riesco a smettere di sudare. Devo assolutamente trovare un posto al fresco.


Lo trovo dentro questa costruzione di fronte alla pagoda, il Senjokaku, un tempio mai finito.

E' un edificio enorme, ed è stupendo, alzando gli occhi si possono vedere gli incroci delle travi fino al tetto, e su quelli tirati tra una colonna e l'altra sono appoggiati tutta una serie di pannelli decorativi sempre di legno, dai più antichi ai più recenti, la maggior parte a tema cavallo.



Affacciandosi si può vedere il panorama che va dal tempio Itsukushima fino alle montagne dove ero poco fa.
















Sto qui dentro un bel po', aspetto che mi passi la reazione del sudore. Non sono la sola che ha avuto quest'idea, ci sono diverse persone sedute qui al fresco, e c'è una coppia con un bimbo che gattona tutto felice sul pavimento di legno
(ovviamente anche qui ci si toglie le scarpe prima di entrare).
Esco dall'edificio che è ancora caldissimo, ma piano piano devo cominciare a rientrare verso la città, prima di visitare il centro di Hiroshima devo tornare fino alla stazione per fare il biglietto dell'autobus per stasera, che stamattina alle 6 la biglietteria era ancora chiusa.
Ma prima di andarmene mi prendo un
Ichigori, praticamente un blocco di ghiaccio e fragole che viene triturato in forma di granita, servita con salsa alla panna e sciroppo di fragole. Un'autentica goduria.
Intanto la marea si è alzata, mi fermo un attimo a mangiare la mia granita davanti a questa vista da sogno.

E un cerbiatto ne approfitta per venire a vedere se trova qualcosa di buono nella mia borsa...

Adesso è pieno di turisti.


Saluto l'isola e riparto con il traghetto. Mentre camminavo sui monti ho trovato per terra un biglietto del tram giornaliero che qualcuno ha perso, così invece di prendere il treno stavolta dal porto prendo il tram, che è più lento ma più interessante, perché passa proprio dal centro della città.
Senza alcun preavviso mi vedo passare davanti anche il
Genbaku Domu.

Arrivo fino alla stazione, di nuovo mi lavo e mi cambio in bagno, faccio il biglietto per stasera, rimetto lo zaino nell'armadietto e torno indietro a visitare il
parco della memoria.


Questo è il monumento dedicato a
Sadako, la protagonista del libro
"Il gran sole di Hiroshima", che tanto mi sconvolse quando lo lessi alle scuole medie.


Qui chiunque può lasciare in omaggio le proprie gru di carta. Molte sono il lavoro di bambini delle scuole che poi sono venute qui in gita a portarle.



Qui sotto sono raccolti i nomi di tutti le vittime conosciute della bomba, sia quelle immediate che quelle negli anni successivi. Attraverso il monumento si vede la fiamma della pace, che è stata accesa dal fuoco del tempio dove ero stamattina.

Qui davanti vengo fermata da alcune persone, sono un uomo e tre donne, che mi chiedono in inglese se ho tempo per parlare un po' con loro. Il signore mi spiega che è il loro capoufficio, che gli sta insegnando l'inglese e che oggi sono venuti qui per fare conversazione.
Gli spiego che sono italiana e che quindi forse il mio inglese non gli è tanto utile.
Di solito sono molto scocciata quando (devo dire che comunque mi è successo davvero raramente, si possono contare le volte sulla punta delle dita) mi si rivolgono in inglese, e scusate, ho fatto 10000 chilometri per parlare il giapponese!
Ma questa comitiva è troppo simpatica, le signore cercano le frasi da dire nei quaderni (sembra il mio di gruppi di signore che imparano l'inglese...), poi quando capiscono che parlo il giapponese, da lì in avanti la conversazione si svolge così, con l'insegnante che cerca piuttosto inutilmente di farle tornare al loro obiettivo.
Alla fine, non ho molto tempo e li devo salutare, allora una signora estrae dalla borsa un pensierino che avevano preparato per chi si fosse fermato a parlare con loro, una cartolina postale con francobollo di Miyajima e timbro di Hiroshima, con un altro foglietto con tutta la spiegazione in inglese.
Sono commossa e mi sento anche un po' in colpa perché non credo di essergli stata molto utile, e glielo dico, ma loro sono contenti e lo sono anch'io.
Ci scambiamo le mail e li saluto con un "Have fun studying english", che provoca un'esplosione di risate.
Vado timidamente verso il
Museo, un luogo che sento il dovere di vedere e che allo stesso tempo temo, perché so che non risparmia nessun orrore. Ma è quasi l'ora di chiusura e la persona all'ingresso mi sconsiglia dall'entrare, che mezz'ora è troppo poca.
Così sollevata continuo a passeggiare nel parco, e mi trovo davanti al
Memorial Hall.
Qui la guardia all'ingresso invece mi fa segno di avvicinarmi e di entrare, anche se sta per chiudere. In effetti 10 minuti sono più che sufficienti.
Prima si scende lungo un corridoio a spirale, per ritrovarsi al centro di una stanza circolare sulla cui parete è ricostruita la vista di Hiroshima dopo il bombardamento vista dal suo epicentro.
La vista è un mosaico, fatta di tante tessere quante sono il numero delle vittime.
Nella stanza successiva vengono proiettate su una parete le loro foto, un migliaio per volta, ed è spiazzante trovarsi di fronte ai volti di queste persone.
E nell'ultima stanza vengono proiettati i ricordi dei sopravvissuti, sono state raccolte le loro voci e sono stati fatti disegnare, questi disegni un po' crudi ma vividi e efficaci con la storia raccontata in sottofondo
(tutto sottotitolato in inglese) sono semplicemente sconvolgenti.
C'è anche una biblioteca/videoteca in questo edificio dove tutti questi materiali raccolti sono liberamente consultabili.
Esco notevolemente turbata e mi faccio una passeggiata nelle strade lì intorno.
Lasciato il parco, Hiroshima è una città gioiosa e viva, le persone simpatiche e aperte, si respira un'atmosfera molto piacevole, mi spiace di andarmene subito stasera.
Ci sono tantissime ragazze vestiste con lo Yukata, quando attraversano gli incroci in gruppi di 4 o 5 sembrano farfalle.
Il mio autobus parte alle 8, siccome il tram è lentissimo mi dirigo per tempo verso la stazione, certa che troverò qualcosa da mangiare lì intorno. E infatti nell'edificio della stazione c'è un
intero piano di ristorantini, e tutti affollati (buon segno!) si trova di tutto, ma quello che voglio mangiare io è
l'okonomiyaki di Hiroshima. Trovo il
ristorantino giusto, la signora è gentilissima, mi siedo al banco, così posso vedere la preparazione davanti ai miei occhi, e mi faccio fare un okonomiyaki con la soba senza carne. Fantastico!
Lascio il ristorante giusto in tempo per ritirare il mio zaino dall'armadietto (che stasera mi sembra incredibilmente leggero!) e prendere il mio posto sull'autobus, destinazione Tokyo, il viaggio è finito.
_