venerdì 7 maggio 2010

4月28日 ・ Una passeggiata intorno a Uehara

Dormo fino alle 11.30 nel futon di Kayoko.

Come prima cosa, oggi dobbiamo occuparci dell'iscrizione all'esame che voglio dare a Luglio, il Jlpt, perché il termine è il 30 di Aprile e domani qui è festa, l'inizio della famosa Golden Week, o Gooruden Uiiku, come si pronuncia.


Compilati tutti i moduli, andiamo alla stazione a fare una foto tessera (non parliamo di come è venuta...), e poi alla posta a fare il versamento e spedire il tutto.
Kayoko deve andare fino alla Todai, l'università imperiale di Tokyo, per ordinare dei libri. E' una buona occasione per fare una passeggiata e cominciare a conoscere il quartiere, così l'accompagno. Lungo la strada ci sono delle case molto belle.


Il campus è bellissimo (e pulitissimo), vorrei fare qualche foto da mostrare ai poveri studenti universitari italiani, ma è così grande che non so neanche da che parte cominciare...

Sulla strada del ritorno, saltando qualche pozzanghera (oggi, come ieri, piove) ci fermiamo al Komaba Koen. Si tratta di un parco che apparteneva ad un certo Marchese Maeda, che aveva due residenze, una villa in stile occidentale (che, mi dice Kayoko, è molto popolare tra i giapponesi), ed una in stile giapponese.

L'ingresso è libero, ci togliamo le scarpe (ovvio), e mi ritrovo come proiettata dentro un film...

All'interno c'è un giardino piccolo ma molto bello, non si può entrare, ma Kayoko, che viene qui spesso, prende due cuscini e ci possiamo sedere lì davanti.



Tornando a casa comincio anche a fotografare le cose carine che vedo, come questi personaggini.



Sulla strada di casa (E' una giornata un po' grigia...).


A casa!


E per cena, il primo sashimi.

4月27日 ・ Arrivo

Mi sveglio quando viene servita la colazione, alle 7.00 ora giapponese. In Italia è mezzanotte.

Anche questo è cibo indiano, buonissimo!


Siamo quasi arrivati...


Ero un po' preoccupata per l'aeroporto di Narita, invece tutto fila liscio.
Ci sono tantissime persone per chiedere informazioni, e comincio timidamente a tirare fuori un po' di giapponese.
Faccio il biglietto per il Narita Express, il treno che mi porterà fino a Shinjuku, ed insieme faccio anche la Suica, la carta ricaricabile per i trasporti urbani di Tokyo. Quella che si prende qui a Narita è diversa da quella verde che hanno tutti, è bellissima. La scritta dice "Benvenuti in Giappone".


Dovevo anche ritirare un pass per il treno che avevo ordinato in Italia per andare verso il nord a vedere i ciliegi in fiore, provo a farmi cambiare le date, visto che ormai per colpa del vulcano è troppo tardi, e da qui nascerà un po' di confusione.
Sul NaritaExpress mi vengono a cercare per dirmi di presentarmi all'ufficio delle ferrovie quando scendo (il tutto molto gentilmente, è quasi irreale...). Meno male che a Shinjuku c'è Kayoko ad aspettarmi che mi aiuterà, praticamente appena sbarcata sono riuscita a mandare in tilt le ferrovie giapponesi, niente male.

Spero che si riesca a vedere da questa foto quanto è pulito questo treno...

Fuori si vedono le risaie.


Da Shinjuku, risolto (o almeno così speriamo) il problema con il pass (che userò a fine di giugno per andare in montagna), prendiamo un taxi per arrivare qui a casa di Kayoko. I taxi anche sono interessanti, a parte che dentro tutti hanno i poggiatesta in pizzo (o trine varie), le porte si aprono e si chiudono da sole!

A casa faccio il mio primo "Ofuro", il bagno alla giapponese, ed è già ora di cena. Con mia enorme gioia, Kayoko prepara gli Onigiri.

Finalmente sono arrivata!

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4月26日 ・ London-Tokyo

Una volta sull'aereo, mi portano nell'ordine qualcosa da bere (un succo d'arancia), il modulo per l'immigrazione da consegnare alla dogana a Narita (sufficiente a farmi venire l'ansia), e il pranzo.
Avevo ordinato un vegetariano Hindi (e perché no?), e siccome è un pasto "speciale" mi viene consegnato per prima.
La partenza è stata ritardata un po', e quindi sono circa le 15.30 ora italiana.


E' tutto buonissimo a parte questa cosa qua, che è una specie di marmellata di lime salata e piccante.


La cosa più curiosa però è questa, dal sapore che è un incrocio tra la menta i confetti e l'incenso.


Sul monitor davanti a me potrei vedere dei film, ma la cosa più interessante per me sono le informazioni sul volo (in inglese e in giapponese).
Finito di mangiare siamo circa qui.


Il volo è stranamente mezzo vuoto, non ho nessuno accanto, così anche stavolta posso guardare dal finestrino.

Dopo il pranzo però vedo gli altri passeggeri che cominciano a prepararsi per dormire un po'. Non hanno tutti i torti, al fuso orario giapponese è già mezzanotte passata.



Ho sonno, ma resisto fino a vedere il tramonto.
Sono le 18.30 ora italiana, l'1.30 in Giappone

domenica 2 maggio 2010

4月26日 ・ London Heathrow

All'aeroporto di Heathrow ho passato un bel po' di tempo, dalla sera alle 21.00 (ora inglese) fino all'una del giorno dopo. C'è da dire che, nessuno escluso, sono stati tutti gentilissimi (e in un posto così grande di indicazioni ce n'è bisogno!), e che comunque è stato interessante.
Per dormire mi sono spostata dal terminale 5 al terminale 1, l'unico dove è possibile passare la notte (senza attraversare la dogana per entrare ufficialmente nel Regno Unito, e potere così alloggiare in un albergo...). Il trasferimento si fa in autobus, e ci vogliono 15 minuti! (per darvi l'idea delle dimensioni del posto...).

Al terminale 1 ho dormito, insieme ad altre persone di passaggio, su una di queste comodissime sdraio, uso gratuito.
E avrei anche dormito bene se non fosse stato per una famiglia russa i cui bimbi tra giochi e pianti hanno movimentato un po' la nottata.

Verso le 5 di mattina apre tutto, ristoranti, bar, negozi, c'è movimento, c'è il sole, e allora ci si alza e si fa colazione.
Un bel brunch a base di salmone affumicato e uova strapazzate! (con spremuta d'arancia e té, ovviamente).

Poi mi sono di nuovo trasferita al terminale 5, che credo sia quello più nuovo, ed è enorme, negozi di ogni tipo, e per mangiare non c'è che l'imbarazzo della scelta.


L'attesa è lunga, e così verso le 9 si fa una seconda colazione.
Uva senza semi, una bevanda Hippie, e poi come potevo non prendere un Vitamin Volcano, visto che è per via dell'innominabile vulcano islandese che sono in ritardo di una settimana?

E verso le 11.30 si pranza!

Oltre a essere tutto buonissimo, da qui si vede bene il cartellone delle partenze, da dove aspetto di sapere a che gate devo andare e quando.
Solo alla fine del pranzo mi accorgo che il motivo della ringhiera del locale sono i kanji 日, sole, e 本, origine, 日本, Nihon, il paese del sol levante, il Giappone!
Dopo poco esce il numero del mio gate (si viene invitati a muoversi subito verso il gate di partenza perché per raggiungerne alcuni ci possono volere anche 20 minuti), e finalmente si riparte, siamo ancora lontani dall'arrivo...

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4月25日 ・ La Partenza


Quando mi sono accorta che non erano nuvole ma le alpi innevate...


Il viaggio è breve, due ore, e quindi solo uno spuntino.


Ecco l'Inghilterra...


...nuvolosa come uno se la immagina.


Scendiamo a London Heathrow.

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giovedì 15 aprile 2010

Un cerchio per Hiroshima

L'estate scorsa ho partecipato a una bella iniziativa organizzata da Nipponica.


Con questo cerchio che ho inviato via mail all'associazione, gli artisti Mimasu Masanori e Kobayashi Hisao hanno realizzato le lanterne che sono state fatte galleggiare, durante la cerimonia buddista del tōrō nagashi del 6 agosto, nelle acque del fiume di Hiroshima, per commemorare le vittime dell'olocausto nucleare. Le lanterne illuminate indicano agli spiriti la via per tornare nell'aldilà.

E' stata una grande emozione vedere le foto della lanterna con il mio disegno messa a galleggiare di fronte a quello che oggi è conosciuto come il Gembaku Domu, l'Atomic Bomb Dome.




Perché un cerchio?

En, il cerchio, la circolarità del pianeta in cui viviamo.

In ogni momento possiamo scegliere se vivere dentro o fuori questo cerchio, se appartenere o no a en.

Un altro vocabolo giapponese indica il cerchio: wa.
Wa può indicare anche, a seconda dell'ideogramma con cui è scritto, legame, pace, relazione, armonia, concordia, amicizia.
Wa, infine, è il nome antico che i giapponesi usavano per indicare il proprio paese.
(dal sito di Nipponica)




Alle medie un'amica mi prestò "Il Grande Sole di Hiroshima", una lettura che mi avrebbe segnato per sempre.



Domenica parto finalmente per il Giappone, e ovviamente Hiroshima è una delle mie destinazioni.

Un cerchio si chiude, un nuovo cerchio si apre.

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