lunedì 21 giugno 2010

6月2日 ・ Koyasan

La mattina ci svegliamo alle 6 e facciamo la pratica (la preghiera del mattino) con i monaci.
Subito dopo viene servita la colazione (buonissima!), e poi torniamo in camera.

Questa è la stanza dove abbiamo dormito (i futon nel frattempo sono già stati portati via).


Non è fantastica? Io sono entusiasta, Kayoko invece ieri sera era tutta spaventata ("Kowai, kowai, fa paura, fa paura", non ho ancora capito bene precisamente cosa le facesse paura, penso che il problema principale sia che lei è una Tokyota nata e vissuta nella metropoli, e da quando siamo arrivate in montagna la vedo un po' spaesata...).

Lungo il corridoio di fronte alla stanza c'è una vetrata che dà sul giardino.

Il nostro "salotto", con il kotatsu.

Si esce da questa stanza...
...e c'è l'anticamera del bagno...
...con salottino con vista sul giardino.
Dal corridoio si può uscire qui fuori.
Questa sono io con l'abbigliamento del tempio, letteralmente estatica, foto di Kayoko (lei non se l'è messo).



Un ultimo autoritratto prima di vestirmi.
Lasciamo temporaneamente i bagagli lì, e usciamo in esplorazione del Koyasan.
La prima tappa è il cimitero Okunoin, una lunga passeggiata sotto enormi cipressi, che arriva fino al tempio dove riposa Kobo Daishi, il fondatore di questo complesso religioso.







Poi ripassiamo davanti al tempio dove abbiamo dormito e ritiriamo i bagagli.
(notare sulla sinistra Koya-kun, la mascotte del Koyasan).
Il monaco che ci saluta mi consiglia di non partire troppo presto domattina (resto qui un'altra notte, ma dormo in un altro posto, e domattina scenderò lungo la strada del pellegrinaggio), e di procurarmi un campanellino per tenere lontani gli orsi.
Così in un negozio simile a questo oltre al bento per oggi compriamo anche il campanellino.
Ma prima di mangiare visitiamo il Kongobu-ji, quartier generale del buddhismo Shingon.
ò
All'interno c'è un giardino di pietre che al confronto tutti quelli di Kyoto possono sparire, è bellissimo.

E qui c'è anche l'atmosfera giusta. Ci sediamo un po' in contemplazione, perché veramente ne vale la pena.

Kayoko legge da qualche parte che sono rappresentati due draghi che si incontrano.

L'interno del tempio anche è meraviglioso, ci sono stanze dietro stanze dai fusuma dipinti, alcuni anche da artisti famosi che già conoscevo.
In una sala ci offrono anche il té, e ascoltiamo il discorso di un giovane monaco, che parla quietamente del Koyasan, di come questa montagna sia bella in ogni stagione, di come l'aria qui sia buona e quindi si possano inspirare le cose belle ed espirare quelle brutte, dell'importanza di donare sorrisi.

Usciamo e ci dirigiamo verso il Danjogaran, il complesso di edifici fatto costruire da Kobo Daishi.





Non in tutti si può entrare, in alcuni si può dare solo un'occhiata dentro dalla finestra di fronte, ma in questa pagoda rossa, il Konpon Daito, c'è un mandala a tre dimensioni fatto di statue e di colonne dipinte che è un'autentica meraviglia.
Questo invece è il Kondo, dove si tengono le cerimonie principali.
Qui di fronte ci sono delle panchine e facciamo una pausa per mangiare il nostro bento.

Sushi avvolto in foglie di cachi! Buonissimo!



Facciamo un ultimo tratto di strada fino al Daimon, il grande cancello d'ingresso al complesso della montagna.




Da qui parte il sentiero degli stupa, 20 chilometri fino a valle, la strada che i pellegrini da secoli hanno usato per arrivare alla montagna sacra. Siccome sono già qui, questa volta lo farò in discesa (ho contemplato l'idea di scendere con autobus-trenino a cremagliera-treno e poi risalire a piedi e scendere di nuovo, ma tutto sommato era una cosa un po' forzata...).
Kayoko, ancora incredula che sono veramente intenzionata a fare questa strada con lo zaino sulle spalle, e messa in ansia da tutti questi discorsi sugli orsi e sui cinghiali, documenta la mia determinazione.
Torniamo insieme verso il paese, cerchiamo l'ostello dove dormirò stasera (ormai lei è entrata in modalità "mamma" e vuole vedere com'è), ma è ancora presto per prendere la camera, posso solo lasciare i bagagli.
Poi l'accompagno alla fermata dell'autobus, raccomandandomi che non si preoccupi e promettendole di chiamarla domani quando sarò arrivata.
Poi mi vado a procurare qualche onigiri e bevanda per la discesa di domani (il bento per la cena l'ho già comprato con Kayoko).
E siccome c'è ancora un po' di tempo, decido di fare una passeggiata. Tutto intorno al Koyasan c'è un sentiero, detto sentiero delle donne, perché in tempi passati i templi sulla montagna erano accessibili solo agli uomini. Allora le fedeli percorrevano questo percorso tutto intorno, da dove potevano scorgere parte degli edifici, e c'erano alcuni padiglioni che accoglievano le pellegrine per la notte. Di questi solo uno è rimasto intatto fino ad oggi, e il pezzo di sentiero che farò va proprio dal Daimon fino a lì, sono circa 4 chilometri.

Si sale sulle montagne, c'è un momento solo in cui riesco a scorgere la punta della pagoda rossa, pensavo di vederla meglio più in alto, ma il bosco è troppo fitto. In cima al passo c'è un piccolo altare dedicato a Benten.
Scendo fino al Nyonindo, il padiglione delle donne, e da lì torno verso l'ostello.
Che è bellissimo.
Chi come me ha avuto la "fortuna" di essere ospitato in qualche ostello italiano (che so, a Macerata per esempio), o Parigino o di Amsterdam o anche tedesco, capirà cosa intendo...
C'è un giardino interno...
...e questa è la mia stanza.

Una doppia con i futon, tutta per me! (eppure vi assicuro che è proprio un ostello, la signora mi ha anche chiesto se avevo la tessera!)

Questa invece è la stanza comune...
...dove c'è tutto il necessario per farsi il té (cosa che ovviamente non manco di fare)...

...e una piccola biblioteca.
Faccio il bagno, mangio il mio bento (stavolta è sushi avvolto in foglie di bambù, buono anche questo, ma quello con le foglie di cachi era meglio), preparo per bene lo zaino e me ne vado subito a letto, in preparazione per la giornata di domani!
_

2 commenti:

lucia ha detto...

bellissimo.. un ostello da favola! una reggia ,direi
... ma sembra tutto così sereno.. saranno le foto?
ciao

Susanna Selici ha detto...

No no, non sono le foto, ti assicuro che è così! Sono contenta di essere riuscita a trasmetterlo almeno un po', quando ero lì non pensavo fosse possibile.

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