venerdì 7 maggio 2010

4月27日 ・ Arrivo

Mi sveglio quando viene servita la colazione, alle 7.00 ora giapponese. In Italia è mezzanotte.

Anche questo è cibo indiano, buonissimo!


Siamo quasi arrivati...


Ero un po' preoccupata per l'aeroporto di Narita, invece tutto fila liscio.
Ci sono tantissime persone per chiedere informazioni, e comincio timidamente a tirare fuori un po' di giapponese.
Faccio il biglietto per il Narita Express, il treno che mi porterà fino a Shinjuku, ed insieme faccio anche la Suica, la carta ricaricabile per i trasporti urbani di Tokyo. Quella che si prende qui a Narita è diversa da quella verde che hanno tutti, è bellissima. La scritta dice "Benvenuti in Giappone".


Dovevo anche ritirare un pass per il treno che avevo ordinato in Italia per andare verso il nord a vedere i ciliegi in fiore, provo a farmi cambiare le date, visto che ormai per colpa del vulcano è troppo tardi, e da qui nascerà un po' di confusione.
Sul NaritaExpress mi vengono a cercare per dirmi di presentarmi all'ufficio delle ferrovie quando scendo (il tutto molto gentilmente, è quasi irreale...). Meno male che a Shinjuku c'è Kayoko ad aspettarmi che mi aiuterà, praticamente appena sbarcata sono riuscita a mandare in tilt le ferrovie giapponesi, niente male.

Spero che si riesca a vedere da questa foto quanto è pulito questo treno...

Fuori si vedono le risaie.


Da Shinjuku, risolto (o almeno così speriamo) il problema con il pass (che userò a fine di giugno per andare in montagna), prendiamo un taxi per arrivare qui a casa di Kayoko. I taxi anche sono interessanti, a parte che dentro tutti hanno i poggiatesta in pizzo (o trine varie), le porte si aprono e si chiudono da sole!

A casa faccio il mio primo "Ofuro", il bagno alla giapponese, ed è già ora di cena. Con mia enorme gioia, Kayoko prepara gli Onigiri.

Finalmente sono arrivata!

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4月26日 ・ London-Tokyo

Una volta sull'aereo, mi portano nell'ordine qualcosa da bere (un succo d'arancia), il modulo per l'immigrazione da consegnare alla dogana a Narita (sufficiente a farmi venire l'ansia), e il pranzo.
Avevo ordinato un vegetariano Hindi (e perché no?), e siccome è un pasto "speciale" mi viene consegnato per prima.
La partenza è stata ritardata un po', e quindi sono circa le 15.30 ora italiana.


E' tutto buonissimo a parte questa cosa qua, che è una specie di marmellata di lime salata e piccante.


La cosa più curiosa però è questa, dal sapore che è un incrocio tra la menta i confetti e l'incenso.


Sul monitor davanti a me potrei vedere dei film, ma la cosa più interessante per me sono le informazioni sul volo (in inglese e in giapponese).
Finito di mangiare siamo circa qui.


Il volo è stranamente mezzo vuoto, non ho nessuno accanto, così anche stavolta posso guardare dal finestrino.

Dopo il pranzo però vedo gli altri passeggeri che cominciano a prepararsi per dormire un po'. Non hanno tutti i torti, al fuso orario giapponese è già mezzanotte passata.



Ho sonno, ma resisto fino a vedere il tramonto.
Sono le 18.30 ora italiana, l'1.30 in Giappone

domenica 2 maggio 2010

4月26日 ・ London Heathrow

All'aeroporto di Heathrow ho passato un bel po' di tempo, dalla sera alle 21.00 (ora inglese) fino all'una del giorno dopo. C'è da dire che, nessuno escluso, sono stati tutti gentilissimi (e in un posto così grande di indicazioni ce n'è bisogno!), e che comunque è stato interessante.
Per dormire mi sono spostata dal terminale 5 al terminale 1, l'unico dove è possibile passare la notte (senza attraversare la dogana per entrare ufficialmente nel Regno Unito, e potere così alloggiare in un albergo...). Il trasferimento si fa in autobus, e ci vogliono 15 minuti! (per darvi l'idea delle dimensioni del posto...).

Al terminale 1 ho dormito, insieme ad altre persone di passaggio, su una di queste comodissime sdraio, uso gratuito.
E avrei anche dormito bene se non fosse stato per una famiglia russa i cui bimbi tra giochi e pianti hanno movimentato un po' la nottata.

Verso le 5 di mattina apre tutto, ristoranti, bar, negozi, c'è movimento, c'è il sole, e allora ci si alza e si fa colazione.
Un bel brunch a base di salmone affumicato e uova strapazzate! (con spremuta d'arancia e té, ovviamente).

Poi mi sono di nuovo trasferita al terminale 5, che credo sia quello più nuovo, ed è enorme, negozi di ogni tipo, e per mangiare non c'è che l'imbarazzo della scelta.


L'attesa è lunga, e così verso le 9 si fa una seconda colazione.
Uva senza semi, una bevanda Hippie, e poi come potevo non prendere un Vitamin Volcano, visto che è per via dell'innominabile vulcano islandese che sono in ritardo di una settimana?

E verso le 11.30 si pranza!

Oltre a essere tutto buonissimo, da qui si vede bene il cartellone delle partenze, da dove aspetto di sapere a che gate devo andare e quando.
Solo alla fine del pranzo mi accorgo che il motivo della ringhiera del locale sono i kanji 日, sole, e 本, origine, 日本, Nihon, il paese del sol levante, il Giappone!
Dopo poco esce il numero del mio gate (si viene invitati a muoversi subito verso il gate di partenza perché per raggiungerne alcuni ci possono volere anche 20 minuti), e finalmente si riparte, siamo ancora lontani dall'arrivo...

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4月25日 ・ La Partenza


Quando mi sono accorta che non erano nuvole ma le alpi innevate...


Il viaggio è breve, due ore, e quindi solo uno spuntino.


Ecco l'Inghilterra...


...nuvolosa come uno se la immagina.


Scendiamo a London Heathrow.

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giovedì 15 aprile 2010

Un cerchio per Hiroshima

L'estate scorsa ho partecipato a una bella iniziativa organizzata da Nipponica.


Con questo cerchio che ho inviato via mail all'associazione, gli artisti Mimasu Masanori e Kobayashi Hisao hanno realizzato le lanterne che sono state fatte galleggiare, durante la cerimonia buddista del tōrō nagashi del 6 agosto, nelle acque del fiume di Hiroshima, per commemorare le vittime dell'olocausto nucleare. Le lanterne illuminate indicano agli spiriti la via per tornare nell'aldilà.

E' stata una grande emozione vedere le foto della lanterna con il mio disegno messa a galleggiare di fronte a quello che oggi è conosciuto come il Gembaku Domu, l'Atomic Bomb Dome.




Perché un cerchio?

En, il cerchio, la circolarità del pianeta in cui viviamo.

In ogni momento possiamo scegliere se vivere dentro o fuori questo cerchio, se appartenere o no a en.

Un altro vocabolo giapponese indica il cerchio: wa.
Wa può indicare anche, a seconda dell'ideogramma con cui è scritto, legame, pace, relazione, armonia, concordia, amicizia.
Wa, infine, è il nome antico che i giapponesi usavano per indicare il proprio paese.
(dal sito di Nipponica)




Alle medie un'amica mi prestò "Il Grande Sole di Hiroshima", una lettura che mi avrebbe segnato per sempre.



Domenica parto finalmente per il Giappone, e ovviamente Hiroshima è una delle mie destinazioni.

Un cerchio si chiude, un nuovo cerchio si apre.

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sabato 9 agosto 2008

Di nuovo il quaderno di vetta

Ieri ho anche preso questa foto di un disegno fatto sul Quaderno di Vetta qualche tempo fa, un giorno che ero senza macchina fotografica.
Il monte rappresentato è la Pania della Croce, la regina delle Apuane del sud, la montagna che dal Croce di solito sembra di toccare con un dito.
Ieri invece era avvolta in una nuvola...

La pania della Croce, e i misteriosi micro-orsetti del Croce
(ne sentirete ancora parlare)

venerdì 8 agosto 2008

Sad Smoky Mountains


Questa mattina siamo stati di nuovo sul monte Croce, dopo la splendida notturna con luna piena di 3 settimana fa (un'esperienza incredibile).

Ma stamani avevamo una precisa missione da compiere:
abbiamo aderito all'iniziativa Sad Smoky Mountains, in solidarietà con il popolo Tibetano.

Oggi, nel giorno di apertura delle Olimpiadi, come noi abbiamo fatto sul nostro monte, così in tutta Italia e nel resto del mondo sono stati accesi, alla stessa ora -le 13.00-, dei fumogeni rossi.
Rossi come la vergogna, rossi come il sangue.

Per prima cosa Massimo ha sistemato delle nuove bandiere di preghiera (le avevamo già messe una volta durante l'inverno, e come deve essere, sono state consumate dal vento dal sole e dalla pioggia).


Alle 13.00 in punto abbiamo acceso il nostro fumogeno, gentilmente procurato da un amico marinaio.
Visto che dalla vetta del Croce si può vedere benissimo, nei giorni sereni, la costa della Versilia e della Liguria orientale, contavamo di essere a nostra volta visti da là.

Invece, proprio verso quell'ora le nuvole che fino a quel momento avevano stazionato sopra il mare hanno pensato bene di fare visita a noi...
Peccato perché sono convinta che in una giornata serena avremmo anche potuto vedere gli amici dell'Isola d'Elba fare la stessa cosa da Rio Marina, così come gli amici dal Sagro, sempre sulle nostre Apuane, e forse anche quelli dal Corno alle Scale sull'Appennino.

Il fumogeno è durato 3 minuti esatti.
Pensare a tutti gli altri che erano accesi allo stesso momento, su tutte quelle montagne, e poi a Parigi, Roma, Venezia, Berlino, New York, e poi ancora fino alla Nuova Zelanda, è stato molto bello e molto potente.


«Servirà, questa azione civile e artistica, a far muovere i governi?» - qualcuno ha chiesto.
Non so e non è un problema.

L’unica certezza che percepisco forte e reale, soprattutto dopo la straordinaria prima accensione, è che la nostra azione servirà, eccome, «per dare alimento a chi resiste», per non farlo sentire più solo ma circondato da una rete di umanità.
Non è cosa da poco.
Se noi ci muoviamo, qualcos’altro si muove.
Le conseguenze non sono prevedibili, ma sono sempre conseguenze.

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